La "Fiera de l'oca" di Mirano (quest'anno però non si gioca)

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"Chi no magna l'oca a San Martin, nol fa un beco de un quatrin"

è un vecchio detto popolare che il vulcanico Sandro Albano Zara, dopo ricerche e studi riscopre e riporta alla luce, facendolo diventare il motto della "Festa dell'oca" di Mirano, paese della campagna veneziana.

Tanto lo appassionarono gli studi svolti (da incrociarsi con i ricordi d'infanzia), che nel 1982  avvalendosi dei disegni del pittore Carlo Petri, creò il "zogo de l'oca de Miran" composto di  63 tavole dell'antico gioco ma con con temi e disegni dedicati al suo paese, Mirano appunto.

Il tutto avrebbe potuto rimanere come sola espressione artistica, ma le idee e la stretta collaborazione di alcuni amici diedero vita  alla Compagnia dell'oca con lo scopo di dedicare al pennuto e al gioco stesso una cena con un menu tutto a base d'oca, per 63 commensali, tanti quante le caselle del gioco.





Il gruppo storico ovvero il Comitato Permanente

L'originalità del progetto coinvolge molte famiglie residenti tanto che vengono organizzati pranzi e cene a tema sia a casa che nei ristoranti della zona.
Così tanto successo ebbe questa ritrovata tradizione, che prese vita addirittura la "festa dell'oca scampada" per quelli che non gradivano quel tipo di carne.

Nel 1998 il presidente della pro loco, Roberto Gallorini, crea e realizza il "grande gioco dell'oca" nella piazza principale di Mirano, ovale e perfetta per poter accogliere le 63 tavole del gioco in legno di 2 metri per 2 così da poter essere giocato con "pedine" umane a grandezza naturale animato dai residenti delle varie contrade miranesi.




Qui il programma 2014 nei giorni  8-9 novembre





Mirano diviene il paese dell'oca per eccellenza. Non solo il gioco, in piazza e nelle strade limitrofe prese vita il mercato "l'Ocaria" , con un ambientazione da primi del 900, vengono ricreate le bancarelle, gli spiazzi per gli attrezzi di campagna, i giochi dei saltimbanchi, teatrini per attori e figuranti, tutto come un tempo, e finalizzato a richiamare anche da lontano curiosi e buongustai.





Proprio l'11 novembre giorno di San Martino, è la data prescelta per la grande festa, giorno che anticamente segnava la fine dell'anno agrario e la conseguente messa a riposo degli attrezzi e del lavoro in campagna.
Era già usanza in Veneto e più propriamente a Venezia e Treviso tra le pasticcerie e panetterie di confezionare dei dolci di pasta frolla decorati con caramelle e zuccherini a forma di cavaliere a cavallo stilizzando san Martino nell'atto di tagliare il suo mantello per farne dono ad un mendicante.
Ma solo a Mirano il cavaliere viene sostituito con dolci a forma di oca, animale che si rigollega di nuovo alla leggenda legata al  santo vescovo di Tours ( durante la visita dei messi papali gli schiamazzi di un gruppo di oche rivelarono il nascondiglio di Martino che umile e timido voleva sottrarsi alla nomina di vescovo).






Il grande gioco dell'oca in piazza ci sarà nel 2014, proprio da quest'anno è stato deciso di darne scadenza alternata. Ma l'Ocaria resta, e ogni anno si arricchisce di nuovi "banchetti" ed eventi estemporanei.

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7 commenti

  1. Bello! Peccato non poterci fare un salto. Mi organizzerò meglio il prossmo anno. ;)

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  2. Lory...ci sono stata sabato, ma stasera menu a tutta oca:))

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  3. Che bello scoprire tradizioni e detti italiani! Grazie per averlo condiviso ^_^

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Emanuela...l'Italia è ricca di tradizioni popolari legate al cibo...peccato che spesso vengono dimenticate o peggio tendono a sparire:(

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