Sono affari di famiglia: la grappa e chi la produce


Incontro la grappa (e chi la fa) in un'ancor tiepido sabato di fine settembre, 24 ore in anticipo quasi un preview su "Distillerie Aperte", presa per mano e condotta da Made in Vicenza, nel "mitte" operoso del basso vicentino, lambito dalle sponde dei Colli Berici e a due passi da Bassano, cuore pulsante di opifici  e di varia attività umana.
L'ambiente è tagliato su misura per l'attività di distillazione, la ricchezza delle vigne circostanti garantisce la materia prima,  è strategico perchè  usufruisce  di un reticolo viabile agevole già in antichità per i collegamenti e i commerci con la Serenissima e oggi con il resto del mondo.



Dai conventi prima alle case poi, la grappa, nel vicentino è storia di famiglia.
Era abitudine famigliare "farsi la grappa in casa" da consumare come tonico o medicinale, per corroborare corpo e mente dopo estenuanti giornate di lavoro nei campi, ma il prodotto era "ruvido" spesso greve perché nasceva dalla bollitura diretta delle "sarpe" (vinacce), gli impianti si modificano e l'ingegno prende il sopravvento, si ricercano eleganza e rotondità con le prime cotture soft a bagno-maria con l'ausilio di sinuose serpentine e alambicchi.




Da sempre fare la grappa è affare di famiglia, la conoscenza e la sensibilità passano da padre in figlio, da nonna a nipote, per generazioni e generazioni. Ma se l'arte si può tramandare, la passione la devi aver cucita addosso. E in questi due giorni di passione vera ne ho vista fuoriuscire a pien mani.











 

Storie di "testa" e colpi di "coda"
Distillare è togliere l'impuro per raggiungere finezza e perfezione, in sintesi é sottrarre e catturare.
Da una materia prima che è già scarto di lavorazioni precedenti, si sottrae ancora, si toglie la prima e l'ultima grappa che fuoriesce dagli alambicchi, quella che punge, quella che manderebbe in fumo tessuti umorali così instabili e volatili.
Resterà solo il cuore: la firma, il nome, il carattere di chi lo estrae.



Ecco perchè una grappa non vale l'altra, una distilleria non vale l'altra: si entra nella casa e nella storia quasi araldica di una famiglia, si raccolgono gossip d'annata, curiosità e leggende peculiari e uniche.



Mattoncini rossi, arcate, portici e cortili sono stati il primo incontro con la distilleria Poli. L'architettura cosí spietatamente veneta, se pur in replica piú contemporanea, definisce un luogo di lavoro e di studio, una mostra storica, una raccolta di cose "di casa", flash di un passato che viene ripercorso ogni giorno.

Un passato che inizia con il "vecchio" Paolo (e il cognome Poli si deve a lui "figli di Paolo")era giá ritenuto un ricco potendo contare nel '400 di "quatro campi de tera, quaranta piegore e tre vache" (4 campi, 40 pecore e 3 mucche), continua con  Giobatta che da fabbricante di cappelli di paglia, costruí nel 1898 una piccola distilleria montata su di un carretto e da ambulante andava per case a distillare, si conferma con Toni Poli, centauro e avventuriero viaggiatore che nel '56 modificó in modo ottimale la distilleria in un impianto in uso ancora oggi.

















La fama dei Poli e delle loro grappe é universalmente conosciuta frutto di una immagine dinamica,comunicazione e marketing efficaci non tradendo mai l'artigianalitá della produzione. Scambio alcune informazioni tecniche con Andrea Poli in distilleria direttamente sul "campo" e con Jacopo Poli che come front-man per la comunicazione mi fornisce un'immagine più ampia sul mondo della grappa e il suo futuro.


Una "vera" seduta spiritica, ha completato la visita, al buio quasi totale sono stata messa a dura prova:rievocare lo spirito di Giobatta con l'assaggio di 6 grappe.

 
E' storia e orgoglio la piccola distilleria Schiavo a Costabissara attiva già nel 1887.


Un impianto dall'aria "vissuta" con 6 caldaiette in rame e una colonna di distillazione a 9 piatti che mi conquista con i suoi  effluvi tiepidi di poesie alcoliche come la grappa di Amarone piena e rotonda o la grappa di Clinto "spettinata" e corposa.
 
Vinacce fresche quasi tutte dalla zona, alcune da viticoltura propria. Il tour continua, dalla distilleria al piccolo museo della memoria: vecchi documenti legali, atti amministrativi, pagine di quotidiani d'antan e piccole collezioni, un "piccolo mondo antico", completato dalla degustazione di un'ottima grappa e di un liquore classico da queste parti:la Prugna.


Il primo giorno si completa con la cena al ristorante dove ho degustato specialitá vicentine con qualche punta di innovazione (paté di fegatini su pan brioche e crema di datteri, bigoi con l'arna (anatra), baccalá alla vicentina, piccione arrosto) e "giro grappe" con tutti i produttori incontrati.


La prima tappa del secondo giorno é alla distilleria LI.DI.A. acronimo di Liquori Distillati e Affini ma é anche il nome della fondatrice Lidia, che con spiccata vocazione al commercio riusciva a "ristorare" i ciclisti in transito davanti alla distilleria con qualche goccetto di grappa. La produzione inizia nel secondo dopoguerra per poi passare ai figli Silvano e Luciano e ora Elena e il marito continuano il lavoro iniziato dalla nonna.
Molto caratterizzante all'impatto visivo sono le bottiglie coloratissime, semplicemente avvolte con della carta grezza: un colore per ogni tipologia di grappa: viola-cartizze, giallo-moscato dei colli Berici, azzurro-prosecco e cosí via. 
Colpisce anche la È grande dell'etichetta della frase
                     È vera grappa!
Anche in questo caso impianto a caldaiette in rame (metodo discontinuo) a garanzia di vera artigianalitá.
Piccoli dolci hanno salutato il nostro arrivo: colazione con la grappa (soft in questo caso) non mi era mai capitato.


Ancora una famiglia, ancora una storia che passa di mano in mano, da Sante Dal Toso che nel 1920 inizia la distillazione, al figlio Sergio che trasferisce l'azienda a Ponte di Barbarano dove si trova tuttora.


Dalla produzione di grappe "tipicamente venete" cioé formate da vinacce miste, la distillazione si concentra sui monovitigni che regalano ad ogni prodotto una sua originale identitá.
6 caldaiette a ritmo discontinuo realizzate in acciaio in questo caso, garanzia di sicurezza cosí come tiene a rimarcare il produttore.
Grappe giovani da monovitigni come Cabernet, Moscato, Recioto e Picolit. Grappe invecchiate e gioielli come XL da vinacce di Sirah e affinamento di 8 mesi in barrique.

Oggi la distilleria è nelle mani di Sergio ma il futuro è assicurato dalle due splendide "rosse" che ci accolgono e che fra qualche anno sicuramente inizieranno a lasciare le loro "impronte" nell'azienda del papá.


Ultima tappa dai F.lli Brunello a Montegalda. Ci accolgono nella loro "magione" un tempo costruzione monastica, oggi distilleria, cantina di affinamento, agriturismo con adiacente trattoria "La Culata".

Anche in questo caso "il fare la grappa" passa dalle mani della nonna (vera imprenditrice per i tempi) a figli e nipoti frutto di secondo matrimonio : i Brunello. 
Gli impianti vengono rinnovati, la struttura viene attrezzata anche come Bed&Breakfast e negozio, diventando una vera fattoria didattica, moderna nel suo intento, pur mantenendo tutta la storia e la tradizione famigliare. Veri pionieri del web, i Brunello per primi, tra le distillerie, si sono dotati di sito internet, attribuendo già in tempi non sospetti grande importanza alla comunicazione.
Al mio arrivo la distilleria è a pieno ritmo: vinacce rosse dai Colli Berici, Colli Euganei e dalla Valpolicella (Quintarelli di Negrar) sono pronte a generare storiche bottiglie. La selezione di grappe si avvale anche di vinacce provenienti dalla Toscana (Carpazo di Montalcino) e Sicilia (Settesoli-Planeta).


Intravedo la cantina di affinamento dove le grappe più vecchie riposano tre anni in barrique. La gamma è ricca di grappe giovani estratte da vinacce bianche fresche e aromatiche come Moscato Fiori d'Arancio dei Colli Berici e Pinot, giovani anche quelle di Merlot e Cabernet, Rondinella e Molinara.


Notevole anche la lavorazione della frutta sotto spirito, di amari, fernet e liquori alla frutta in bella mostra nel negozio, oltre alla commercializzazione di prodotti del territorio dal riso di Grumolo delle Abbadesse alla farina di mais Marano.
La vicina trattoria "La Culata" solitamente chiusa alla domenica, ha riacceso i fornelli e presentato un superbo risotto con baccalà difficile da dimenticare:applausi a scena aperta!! 
Poi soppressa vicentina, formaggio Asiago e il dolce tipico: La Gata





Due giorni intensi ad alto tasso alcolico: la grappa e chi la produce. Da veneta e da appassionata, la grappa non mi era totalmente sconosciuta, ma questa occasione è stata preziosa per attribuire un volto ed una storia ad un distillato così famigliare, così legato al mio territorio, eppure spesso trascurato.

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