Venissa - viaggio nella Venezia Nativa tra vigne e orti


Mazzorbo - La vigna murata
Isola di Mazzorbo - La vigna murata


Non è che decidi all’ultimo secondo: vado a Mazzorbo.
Devi ragionare come un tour operator.  
Guardi la mappa e ti rendi subito conto che se per raggiungere Venezia devi capire se prendere il treno, arrivarci con l’auto, con la linea di vaporetti che parte da un affaccio lagunare a Mestre….partire per Mazzorbo (e quindi anche Burano e Torcello) richiede un’ulteriore dose di nomadismo.


IMG_4249Superati ponti ferroviari e  stradali,
chioschi di cartoline e magliette, 
ti imbarchi 
e sai che arriverai 
solo ad una prima tappa 
di avvicinamento, 
vedi Murano, il cimitero 
San Michele, e dietro, 
ma solo dietro e non 
ancora scrutabili le isole 
perse tra acqua, 
barene e salicornia.

Dopo 35 minuti di ambiente acqueo solitario, metti a 
punto la check-list che disordinatamente avevi
preparatato:

- open mind    abbandonare luoghi comuni e preconcetti
- cercare il particolare  trascurare l'ovvio e l'ordinario
- senso della meraviglia  qualsiasi guida, qualsiasi cosa si abbia letto prima, non potrà mai competere con il primo contatto "fisico" con luoghi, colori e profumi.
- trovare soddisfazione  soprattutto nelle piccole cose
- un blocchetto e una penna
- una macchina fotografica
- scarpe comode

Laguna di Venezia

E comincia l’avventura:
Un senso di pace avvolge questo micro-mondo fatto di  case linde, campanili solitari, piccole barche attraccate ovunque  - barca xe casa…si dice qui, e aggiungo anche “vita” in quanto elementi  base del vivere quotidiano – verde e orti inaspettati.
Stupisce tanta tranquillità in un’area di così grande e spesso ostile isolamento –pensiamo alle nebbie e all’acqua alta- ma anche tanta laboriosità: carico e scarico di merci direttamente dalle rive, camerieri in mezza divisa (scarpe, pantaloni neri e maglietta…giacca e gilet dopo) che si affrettano per raggiungere ristoranti e trattorie per il servizio, chi stende biancheria, chi lucida pavimenti (dalle tende di cretonne scostate dalle porte di ingresso, si scorgono marmi lucenti come a Versailles)

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e se Burano ci abbaglia con i suoi colori fosforescenti ( e un po’ ci annoia con i souvenir sparsi ovunque) Mazzorbo ci inoltra in un mondo agreste apparentemente nascosto.

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E’ la vigna murata della Venezia Nativa (Venezia sorge, prende vita e si sviluppa da questo pugno di isole) che più incuriosisce e porta fin qui. Grazie a Michela (che cura le relazioni esterne)  è stato possibile toccare con mano questo luogo, voluto fortemente dalla famiglia Bisol (tra i più antichi produttori di prosecco in quel di Valdobbiadene) dopo  una scoperta casuale, ha poi costruito pezzo per pezzo, con molto coraggio e romanticismo, un ambiente perfettamente integrato nella vita dei residenti, e un ambiance rurale-zen per il viaggiatore di passaggio,  traducendo poi il tutto come  un viaggio arcaico nel tempo svelandosi come una polaroid vecchia di 500 anni.


Mazzorbo 

Altre vigne murate nel passato, erano patrimonio di conventi e case private,
dove la realizzazione del vino era votata esclusivamente al proprio consumo.
 Alcune isole della laguna riflettono ancora oggi la presenza vinicola dell'area:
San Giovanni della Vigna e le           Vignole, ad esempio                                                                               

                               

Solo due ettari di terreno, metà coltivato a vigna → uva Dorona e metà ad orti gestiti da appassionati e contadini fai-da-te.
Ma la Dorona è quell’elemento che per scoperta e storia non può che affascinare chi ascolta il nostro Virgilio – Cinzia Armanini,  gentile ed infaticabile accompagnatrice - una vigna di cui si erano perse le tracce, una vite trovata per caso nel verde di Torcello detta appunto uva Dorona. Pareva tanto strano quel nome completamente assente negli studi degli enologi e dei sommelier interpellati, da far credere che non fosse un nome “dialettale” di un’uva comune e popolare, ma proprio una varietà autoctona degli orti veneziani. Ulteriori ricerche a Sant’Erasmo (altra isola lagunare famosa per le castraure ma anche per le tante primizie provenienti dai suoi orti), poi da un’antiquario la rivelazione: quell’uva e quel vino erano destinati ai Dogi della Serenissima, ecco il nome Dorona o Uva d’Oro: Oro come l’oro degli zecchini, Oro come oggetto raro e prezioso.

Uva Dorona - VenissaIMG_4200

 grappolo di Dorona                                                                                                                  bottiglia di Venissa

Serve tenacia e conoscenza, per riportare a nuova vita una patrimonio archeologico ormai perduto, in un fazzoletto di terra battuto dai venti e invaso dalle acque salmastre.
Anni di studio, di prove, di tentativi, alla fine grazie al lavoro della famiglia Bisol il vino Venissa prende forma e si anima in piccole bottiglie (4880 da ½ litro 88 Magnun e 88 Jeroboam) che racchiudono l’anima veneziana in un sol botto: 
lamina d’oro 24 carati battuta a mano tra “fogli” di cuoio dai discendenti della famiglia Berta Battiloro – un nome che è già  fiaba da paese delle meraviglie- oro che veniva utilizzato per rivestire cornici, mobili, utilizzato nei mosaici o per l’antica arte del vetro soffiato, ecco che allora interviene Giovanni  Moretti e affoga la foglia nella bottiglia grazie alle fornaci Carlo Moretti e alla sapienza dei suoi maestri vetrai a Murano.
Una bottiglia scrigno di venezianità : vino, oro e vetro.

Venissa
                                                            Stefano e l'apertura della bottiglia

…e molto altro ancora come da analisi sensoriale (riporto la scheda di Venissa)
“Il vino riflette un colore dorato, ed un’espressione nasale subito speziata, con sensazioni evidenti di camomilla e crema di noce. Al tatto la consistenza è piena e cerosa, con note dominanti di mandorla in armonia con espressioni di mela gialla e miele; in chiusura è leggermente asciutto. E la persistenza è sapida. Al naso, conquistano i ricchi profumi da bianco strutturato. In bocca, sorprendono i sapori da rosso maturo e il ricco estratto secco”
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Grazie all’esperienza di bianchista di Desiderio Bisol e all’autorevolezza  di Roberto Cipresso (esperto nelle terre dei rossi) è nato un vino che non assomiglia a nessun’altro.
Ristorante Venissa

Dopo  la degustazione di Venissa siamo passati al pranzo (con i piatti preparati dalla chef Paola Budel)  e ad altri vini...al Ristorante Venissa...

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8 commenti

  1. Bello, bello, aspetto la seconda parte con ansia :)

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  2. Artemisia...ti invidio.Vorrei tornarci é un posto bellissimo
    Ady...e si parlerá di cucina:)

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  3. oAlex bellissimo post!! non conoscevo affatto questo posticino (credo di conoscere molto poco delle vere meraviglie di Venezia e della sua laguna), un giorno forse avrò la fortuna di poter pranzare o cenare lì.
    Come Ady attendo anch'io con ansia la seconda parte :)

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  4. Ci sono stato diverse volte e ci porto ogni tanto anche i miei clienti ;-)

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  5. Un angolo che da molto tempo vorrei visitare, perché non lo conosco affatto e, dopo aver visto un documentario, ne sono rimasta incantata... spero di potermi concedere un weekend di relax in autunno e di riuscire a spingermi da quelle parti!

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  6. Che meraviglia!
    Conosco bene la zona, ho tutti i parenti a San Donà, e conosco bene la meravigliosa laguna!
    Aspetto anch'io la seconda parte...ho già l'aquolina!

    Nadia - Alte Forchette -

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  7. Monica...adoro le isole della laguna, sono angoli magici, forse anche perché sperduti e ancora intatti.
    Walter...é un luogo di sicura meraviglia...li tratti bene i tuoi clienti eh?
    Serena...l'autunno é bellissimo in laguna, sembra che tutto rallenti:)
    Nadia...quando sei da queste parti fatti sentire, magari riusciamo a farci un giretto insieme:)

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